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Europa e radici cristiane

"Trattato" e quasi ignorato

Un velo di silenzio è sceso sulla Costituzione europea entrata in vigore il 1° dicembre scorso. E noi riapriamo un vecchio dibattito

veduta di Lisbona

Il Trattato di Lisbona è diventato operativo solo lo scorso primo dicembre e mai, nella storia dell'Europa e dei 27 paesi che la compongono, una carta costituzionale ha avuto sorte meno fortunata di questo. Ignorato dai più, svalutato da molti, dimenticato e sconosciuto da tutti, ha fatto dire a qualcuno che se fosse stato un libro, parleremmo di flop di mercato.

I motivi di tutto questo sono tanti e noti; a partire dall'Europa che è lontana, lontanissima dalla gente, non dimenticandoci la scarsa volontà politica di leadership molto concentrate nei propri confini nazionali e, last but not least, lo scarso coinvolgimento dei cittadini. Vero è che per la conquista di questa carta dei principi, non ci sono state epopee, né battaglie, né lotte, né, per fortuna, morti e feriti. Solo dibattiti. Noiosissimi e defaticanti incontri tra burocrati, in lontanissime e chiuse stanze di Bruxelles o Strasburgo. Un lavoro di taglia e cuci fatto da sherpa sconosciuti per trovare la cosiddetta quadratura del cerchio. Vale a dire un equilibrio delle parole che accontentasse tutti: i paesi "virtuosi" che volevano accelerare il processo di unificazione e i paesi "resistenti" che al processo non credevano o credevano poco o addirittura (è stato il caso della Repubblica Ceca e della Polonia) che semplicemente lo subivano obtorto collo. Una cornice senza pathos che ha allontanato e non avvicinato. Naturale allora che non lo si conosca. Naturale che là dove si è stati costretti, per le norme in essere in quel Paese, ad indire un referendum, la maggioranza o non lo ha votato oppure si è fatta prendere dalla voglia di protestare. Il caso della Francia ne è un esempio. Il caso dell'Olanda, idem. Il caso dell'Irlanda addirittura emblematico.

E l'Italia? Peggio che andare di notte. Non ne hanno parlato i giornali. Né le televisioni. Non i tuttologi della dibattito infinito, né la politica. Solo qualche titolo "strumentale" che enunciava impietose crisi dell'identità europea. Eppure sarebbe stata utile una discussione collettiva. Un domandarci cosa poteva rappresentare per noi a distanza di 150 anni dell'Unità del paese e di una sessantina dal promulgamento della nostra Carta questo passo in avanti. Invece niente. Nessuno oggi conosce il Trattato, nessuno sa cosa contenga, cosa sostenga, quali principi enunci. C'è e basta, come certi libri infilati e dimenticati nella biblioteca di casa. Prendono polvere, in attesa che un giorno vengano utili.

Pochi sanno ad esempio che il Trattato modifica il precedente Trattato dell'Unione Europea e pure quello che istituisce la Comunità Europea. Che è stato firmato nel dicembre 2007. Che è entrato in vigore da pochi mesi. Che ha un'infinita serie di articoli e codicilli. Che il testo raggiunge le 300 pagine e via elencando. Pochi sanno che impegna il nostro Paese e gli altri 26 in norme e principi di grande valore. Che ci coinvolge come cittadini e come elettori. Anche per questo, abbiamo pensato di riportarlo in auge, a partire dalla principale polemica che lo investì a suo tempo: quella sulle "radici cristiane" dell'Europa. Polemica innestata da papa Woytila che all'Europa credeva (ce lo racconta molto bene Alberto Melloni, docente universitario, editorialista del Corriere della Sera, direttore della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII) il quale desiderava che la cultura cattolica non venisse schiacciata (o dimenticata) dalle sole esigenze laiche.

E Giacomo Marramao, (filosofo, professore di Filosofia Teoretica all'Università di Roma 3 e Direttore della Fondazione Basso) che sottolinea, al contrario, l'inattualità storica di quella polemica, pur partendo da ragioni oggettive.