Le sfide del Trattato di Lisbona, l'Euroregione Adriatica e l'Emilia-Romagna. In particolare, le maggiori opportunità di sviluppo e risorse per l'Emilia-Romagna in un'ottica di collaborazione tra le due sponde dell'Adriatico: un obiettivo a cui la Regione sta lavorando anche attraverso una maggiore formazione dei suoi tecnici.
Questi, in sintesi, i concetti espressi stamani da Simonetta Saliera, vicepresidente della Regione e assessore con delega all'Europa, in occasione dell'inaugurazione del seminario, in corso a Bologna, sull'impatto del Trattato di Lisbona sulle autorità locali e regionali. Una due giorni rivolta ai funzionari e agli amministratori degli enti locali territoriali del bacino dell'Adriatico, organizzata dalla Regione, dall'Istituto europeo per la pubblica amministrazione (Eipa) e dal Centro europeo per la regioni (Eipa-Ecr) di Barcellona.
“Il Trattato di Lisbona impone una maggiore capacità di essere innovativi e dinamici di fronte alla grave crisi che sta colpendo tutto l'Occidente industrializzato” ha sottolineato Saliera; “dobbiamo aumentare il nostro impegno sulla zona adriatica e rafforzare la collaborazione tra le istituzioni, gli enti locali e la classe politica dei Paesi che si affacciano sulle due sponde dell'Adriatico”. Per la vicepresidente “si tratta di mettere in campo idee e progetti nuovi e attraenti: crediamo fortemente che gli enti di ogni livello degli Stati delle due sponde adriatiche debbano lavorare insieme per il miglior sviluppo possibile dell'area. Non partiamo da zero – ha aggiunto la vicepresidente – : la Regione Emilia-Romagna partecipa da tempo alle attività di cooperazione interistituzionale e di coordinamento delle politiche di sviluppo sostenibile nell'Euroregione Adriatica, per potenziarne lo sviluppo e favorire la ripresa economica”.
Una forte collaborazione di tutta la macroarea adriatica permetterà di offrire maggiori opportunità di sviluppo anche all'Emilia-Romagna; “questo – ha concluso Saliera – potrà essere possibile attraverso la condivisione di conoscenze comuni per realizzare un approccio condiviso e integrato alle questioni comuni”.